venerdì 20 gennaio 2006

Corinne

Ti sei ritratto un attimo prima che la macchina potesse inquadrarti, così di te mi resta un lembo della tua coperta, la tua mano di bracciali ed il tuo bastone e davvero non ricordo più il tuo volto, ma il cielo, quello sì che lo ricordo bene, con le nuvole sospese ad un passo da noi, che pareva che se soltanto avessimo allungato la mano verso l’alto, tirandoci sulle punte dei piedi, avremmo potuto non solo toccarle, ma afferrarle ed issarci sopra.
Passavo il tempo ad indicartele, bambina golosa di panna montata, e la tua ruvida consapevolezza della realtà urtava i miei sogni, quasi tu non fossi mai stato capace di ridere, ma forse era proprio così, forse i sogni potevo solo averli io, con una strada ancora nuova da esplorare, mentre la tua era già segnata dai passi della tua gente. Le tue radici ti impedivano di volare, mentre io, che radici mai ebbi, fluttuavo aquilone in balia di ogni brezza.
Quale fu la giusta via, nessuno lo seppe mai. Ora intesso novelle dove tu sconfiggi ancora l’ennesimo leone stanco, ed ammalio con parole che mai le tue labbra proferirono.
Ciò che rimpiango è di non ricordare il tuo volto, anche se chiudo gli occhi e lo richiamo alla mente, mi restano solo frammenti di te. La tua bocca in una smorfia quando inciampai in un termitaio, le tue mani che mi trascinavano a vedere la danza di un serpente, i tuoi occhi quando ti dissi che me ne andavo.

1 commento:

Claudio Savio ha detto...

Inciampasti in un termitaio: se fosse stato un pozzo? Saresti morta? Un'orrenda chimera, mezzo avvoltoio mezzo falchetto, traccia ampli giri nel cielo...