venerdì 5 novembre 2010

Sussurro

Sediamo di fronte al ristorante. Io osservo ipnotizzata le tue labbra, stai parlando di qualcosa che non ascolto, ammiro le tue labbra perfette muoversi, e sussurro senza emettere suono le parole "ti amo", senza che tu te ne accorga. Non riesco a smettere, lo ripeto cento o forse più volte, tu non guardi la mia bocca e non te ne accorgi. Intanto ascolto le lettere che dici, fino a comporre le magiche note che fanno vibrare il mio cuore, e aspetto che quelle lettere spezzate si uniscano a dare un senso al tuo sorriso, al tuo rossore e al tuo sguardo di una dolcezza struggente che mi spinge a scoppiare in pianto mentre rientro a casa attraversando un parco.

giovedì 9 settembre 2010

Nel più bel sogno ci sei solamente tu

Era immergere il mio corpo nel suo, sfiorare lentamente i suoi seni, odorare il suo sesso caldo, affondare le mie mani nella sua carne, sentire le unghie graffiare e quegli ansimi veloci, poi guardarla rivestirsi, ravviarsi i capelli con un gesto antico e sdraiarsi sotto il letto a cercare le scarpe (quando se le era sfilate?) mentre in strada un taxi attendeva. Prima di uscire mi lanciava un ultimo sguardo, promessa di un nuovo incontro, poi sentivo i suoi tacchi scendere le scale, il taxi partire e rimanevo sdraiata a contemplare il soffitto, in attesa che lui ritornasse dal lavoro.

martedì 17 agosto 2010

Decimo comandamento

La porta si chiuse e rimasi sola, nel letto. L'aria fresca della sera asciugò i miei occhi umidi di un pianto che non sgorgava. Assaporai sulle mie labbra il suo tocco leggero, per un attimo desiderai sciogliermi fra quelle lenzuola per rimanere lì ad accogliere i loro corpi uniti. La notte scese silenziosa a cullarmi fra le sue braccia, e mi svegliai che un leggero raggio di sole ne allontanava già le brume. E poi furono parole taciute e paura, desiderio di istanti che non sarebbero arrivati e la consapevolezza che non avrei mai potuto appartenere a quel fragile mondo di una deliziosa tazzina di caffè, un treno mi portò via, e non mi restava che confessare quell'ultimo peccato, quell'ultimo comandamento infranto, come la mia anima. 

martedì 6 luglio 2010

Sussurro "t'amo" alla tua schiena

Quel gesto repentino, inaspettato, lacera ogni certezza. Tu abbatti il muro che ci separa, mi trascini a te, e mi rendi tua. Poi giaciamo quasi addormentati, il tuo corpo bianco sembra opalescente nella notte calda, appoggio le mie labbra alla tua schiena e sussurro impercettibile quelle parole che non riesco a dirti per il timore di ciò che risponderai. Ora sorrido stupida mentre gli occhi si riempiono di dolci lacrime, tu brontoli qualcosa, forse nel sonno, d'improvviso ti alzi lesto dal letto, ti rivesti e fuggi via, e a me restano le parole che sussurrai alla tua schiena, due piatti sporchi da lavare, un po' di cioccolato allo zenzero e il cuore che palpita, oh, sì, palpita di illusione.

mercoledì 23 giugno 2010

Un pomeriggio in un caffè.

Il respiro si fece faticoso, stentato. Un singulto leggero le scosse le spalle. Lei lasciò scivolare dalle spalle l'impermeabile che si accartocciò contro la spalliera della sedia. Vidi la sua schiena nuda. Lei si voltò un istante a richiamare l'attenzione di un cameriere troppo indaffarato, lui finse di non vederla. Si portò una mano al viso (mi domandai se stesse asciugando una lacrima). Rimase quasi immobile, la mano giocherellava nervosa con un sottobicchiere. Io intanto bevevo un cattivo caffè, svogliato e in cerca di un'ispirazione che non arrivava.
Poi il cameriere le si avvicinò, lei ordinò (cosa, mi domandai ozioso), io decisi di averne abbastanza e mi alzai. Le passai accanto e nelle narici mi avvolse un profumo d'infanzia, zucchero e cannella e piccoli fiori gialli. La guardai in volto, notai il trucco un po' sfatto, l'aria triste di chi aspetta qualcuno che non verrà più, che non verrà mai. Le sorrisi..

lunedì 17 maggio 2010

Ersatz


Non ne era rimasta nessun altra. Giaceva triste, abbandonata su quello scaffale, un po' sgualcita dalle mani dei compratori che l'avevano afferrata per poi rimetterla lì, senza comprarla. Non aveva difetti, no, ma era un poco impolverata, aveva insomma l'aria di essere lì da troppo tempo, in attesa di un acquirente che apprezzasse il suo sguardo triste. Per un istante pensò di fingere, di sfoggiare uno sguardo accattivante e malizioso, sorrise di se stessa con una certa ironia, quand'ecco che lui la afferrò. Certo, lei non era proprio il modello che desiderava, decisamente sembrava un po' troppo datata e complicata, considerò che forse non avrebbe dovuto accontentarsi, ma era stanco di cercare, i piedi gli dolevano, la notte calava sulla città e lui voleva rincasare prima che le tenebre fossero scese sul mondo. La prese, pagò alla cassa e le sorrise. "Ora sei mia", le disse. "Ora sono tua", lei rispose.  

martedì 11 maggio 2010

I fiori che gettai

Una fredda notte di primavera, i miei passi risuonano sul selciato mentre aspetto il tuo arrivo. Poche auto per le strade vuote, alberi fioriti sprigionano un impercettibile profumo di miele e dolcezza, ed un languore che scuote i sensi, che fa desiderare invano labbra soavi e timidi sguardi, gesti arditi e parole che incidono l'anima. Mi fermo ad annusare l'aria, un piccolo movimento appena percepito nell'oscurità. Sorrido. Sorrido e mi volto verso di te. "Sei qui". Tu abbassi il capo, in terra giacciono petali portati dal vento. "Sei qui", ripeto. Ora appari triste, ora mi sussurri piano: "No".

lunedì 3 maggio 2010

Il cuore

Frugai fra le sue carni straziate. Ero convinto che non lo avrei trovato, di certo non poteva possederlo. Mi accorsi appena del mio corpo imbrattato dal suo sangue. E poi, invece, lo vidi. Allungai lentamente la mano per afferrarlo, le dita protese ma incerte. Eccolo. Un lungo squarcio lo aveva lacerato, notavo che altri punti recavano i segni di ferite passate. Quindi non mentiva. Anche lei ne possedeva uno. Riflettei un istante. Poi un leggero luccichio sul suo viso attirò la mia attenzione. Una lacrima rigava il suo volto esanime. Sospirai.

mercoledì 28 aprile 2010

Tramonto

Lui si allontana veloce, ora. Ogni passo risuona più fioco, l'immagine svanisce e resta una dolce malinconia che strazia le viscere, resta il sapore di un ultimo bacio sulle labbra ora bagnate di pianto, resta il desiderio mai sopito del suo tocco lieve sul mio corpo che già si dissolve, che già si sgretola per la sua assenza. La notte arriva, a riempire di buio i suoi spazi luminosi, io sono nulla ormai, le tenebre mi avviluppano e non mi resta che ululare alla luna.

mercoledì 21 aprile 2010

Piccola digressione

Decido una piccola fuga, nessuno mi insegue fra i vicoli perduti di locali equivoci. Mimetizzata da un passato che ora fingo di non aver vissuto, oscillo la testa a ritmi tribali, brandisco un rossetto acceso come segnale distintivo di ciò che sono, bevendo un the troppo caldo di zenzero. Ascolto parole vuote, mentre cerco Dio in una sfera stroboscopica (la musica palpita dentro di me), i piedi battono il ritmo, tu sei altrove (tu sei sempre altrove) ed io invece no.

domenica 18 aprile 2010

Il fidanzato immaginario

Per un istante temo che lui non arrivi. Poi mi volto, uno strano presagio, e lui è lì, perfetto, sorridente e nervoso, come sempre. Io mi sento svenire dalla gioia, fingo di non provare alcun sollievo, vorrei poterlo toccare ed invece nulla. Ma poi lui osserva il mio vestito sorpreso, io spero di piacergli, so di non essere bella, so che il suo sguardo è attratto da altre donne, ma cerco in ogni modo, pateticamente, di compiacerlo. Una strana tristezza mi assale, e poi sono di nuovo sola, lui è svanito, nel sole di una domenica pomeriggio, io resto in un caffè ad inseguire sogni e ad inventare parole che riempiano gli spazi della sua assenza.

sabato 10 aprile 2010

Anime

D'improvviso ti sveli, appena un poco, parole sussurrate, la tua vita che offri, mi vedi appena, sai che stai giocando d'azzardo, sai che sei andato troppo oltre. Un passo indietro, senza guardare, ed ecco il baratro. Inciampi, barcolli, ed io allungo una mano. Ti afferro, lascio che il tuo corpo si affidi a me, totalmente. E poi una spinta violenta, ti scaglio nello spazio aperto, tu precipiti. Ma è un attimo, anche io mi getto dietro di te in quegli abissi, ti raggiungo in quell'infinita caduta, ti stringo a me ed attendo che i nostri corpi si sfracellino nel peccato.

mercoledì 7 aprile 2010

Una fantasia

Lui insinua una mano fra i bottoni del mio soprabito, tremante, con sussiego. Sfiora la pelle tesa del mio petto, scivola in basso, verso il cuore. La mia pelle è gelida e sudata, allo stesso tempo. Ora mi sostiene, accompagnandomi all'aria aperta, io sono in preda alle vertigini, la vista annebbiata. Lui parla, parole di conforto, io mi lascio trascinare (verso dove?) senza opporre alcuna resistenza. La luce del sole mi abbaglia, vacillo, poi i sensi si snebbiano, riprendo a respirare e lo guardo, lo guardo per la prima volta, e sorrido.

domenica 4 aprile 2010

Una notte di assenza

Era la mancanza del suo corpo accanto al mio, una dolorosa amputazione che non riuscivo a superare. Lo strazio fisico mi impediva di dormire, mi rigiravo immaginando la sua bocca altrove, pensieri dolorosi nelle tenebre di una notte piovosa e fredda, le sue mani su un'altra donna, il suo piacere che esplodeva senza di me, senza che io potessi godere dell'istante in cui il suo sesso perfetto deflagrava. Poi venne la stanchezza, il digiuno penitente addormentò i miei sensi e sogni contorti fino all'alba. Aprii gli occhi. Un piccolo, timido raggio di sole filtrò fra le spesse tende. Lui non c'era. Mi alzai, mi affacciai alla finestra. In strada uno spazzino fischiava piano.

martedì 30 marzo 2010

Il principe

Lo sbircio, rapidi sguardi per non farmi sorprendere. Sbircio il suo nobile profilo, le sue labbra dolci, chiuse e morbide. Trattengo quasi il respiro, affinché lui non sia turbato dalla mia presenza. Sbircio la sua pelle liscia e candida, laddove sparisce celata dal colletto inamidato di una camicia perfetta. Sbircio le sue mani, che stringono eleganti una penna nera. Sbircio i ghirigori che lascia sul foglio, parole d'inchiostro che raccontano un mondo a me sconosciuto, che raccontano un sogno mai avverato. Essere accanto a lui, in silenzio. Risplendere della sua luce. Null'altro.