venerdì 8 febbraio 2013

Una persona non interessante

Poi ci incontrammo nell'ascensore di quell'albergo, gli sguardi timorosi di incrociarsi. Tu mi seguisti silenzioso nei corridoi ovattati di lusso e tappezzeria, una chiave elettronica ad aprire porte improbabili.

E lentamente la mia mano sfiora il tuo volto, le mie dita scorrono sulla tua bocca silenziosa, il tuo respiro caldo accarezza la mia pelle e rimaniamo così, un lungo istante ad immaginare quello che potrebbe accadere, quello che succederà domani, risvegliandoci fra le lenzuola sfatte di una notte di solitudini incapaci di unirsi.

Ci lasciammo così, allontanandoci in un pomeriggio luminoso di fiocchi di neve e un vento che già preannunciava, in un modo bizzarro, una lunga primavera senza fiori, senza germogli, senza speranza.

mercoledì 6 febbraio 2013

Autobus

Mi alzai dal sedile per avvicinarmi alla porta di uscita. Lui era in piedi, accanto a me, aggrappato a un maniglione penzolante. Cappotto blu. Leggero odore di tabacco, non troppo spiacevole. Rimasi ferma di fronte a lui, incapace di muovermi a causa della corsa del mezzo. Era alto, i miei occhi arrivavano al suo petto, alle sue spalle. Pensai di appoggiare il mio corpo al suo, per un istante. Pensai che avrei voluto farmi avvolgere dalle sue braccia, farmi intrappolare dal suo cappotto e penetrare nel suo corpo. Pensai che fuori facesse troppo freddo, che forse sarei dovuta restare su quel bus in direzione chissà dove, che forse tutto sarebbe stato più semplice aggrappandomi a lui piuttosto che rimanere a barcollare malferma su quel bus in folle corsa verso una piazza vuota.

mercoledì 16 gennaio 2013

La notte che non ci fu

Un'altra camera nell'ennesimo albergo di una notte nordica e buia. Un leggero bussare alla porta. Lei, sospesa fra sogni e veglia, apre incerta abbracciando il freddo intrappolato nel suo giaccone invernale. Lui annusa l'odore del suo sonno, sollevando leggermente la camicia da notte per sfiorare appena la sua pelle ancora calda di coperte lussuose ed estranee. Poche parole, gesti rapidi per ritrovarsi uniti, ansimi e scontri di corpi solitari alla ricerca di un piacere che li riporti alla vita. Poi la tregua in quella battaglia tra eterni vincitori e un momento a fingere una normalità che avrebbero voluto ancora, che avrebbero negato ancora.

giovedì 13 dicembre 2012

So che non dovevo, e sapevo che non dovrei.

Camminavano sbadati a fianco, lei fissava le piccole rughe sui suoi zigomi arroganti e poi, conscia del suo peccato, distoglieva lo sguardo piena di vergogna. Era talmente doloroso sapere che mai avrebbe potuto semplicemente sfiorare quelle deliziose linee della sua pelle che quasi non riusciva a respirare e, per la prima volta nella sua vita, avrebbe voluto essere altro, avrebbe voluto poter sognare.
Poi lui si voltò veloce verso di lei, e in quello sguardo lei affogò.

lunedì 29 ottobre 2012

La fantasia

D'improvviso non riuscì più a camminare e fu costretta a fermarsi, lì, immobile, sul marciapiede. La violenta sensazione che lui la stesse penetrando dietro, immagine appena evocata nella sua mente da una banale correlazione tra Parigi e una réclame tangueira, si era in quel momento, su quel marciapiede freddo e assolato di una tarda mattina di domenica, fatta talmente prepotente che sentì le sue carni dilatarsi dolorosamente e l'eccitazione esplodere in un piacere repentino e vergognoso che non riuscì a trattenere. Gemette appena, mordendosi il labbro fino a spaccarlo, fino a farlo sanguinare. Poi, umida e dolorante, riprese il cammino, ripensando a lui, ripensando a.

venerdì 26 ottobre 2012

La promessa

Lei siede sul bordo del letto intatto (intoccato? inviolato?), fintamente distratta da pagine sfogliate svogliatamente, mentre lui, in piedi, nella stanza giura a una voce distante al telefono che no, mai, non la toccherà per nulla al mondo. E le ore trascorrono pigre, la sera sfuma in una notte di vino e nebbia, e nel letto ormai sfatto solo il suono delle loro voci sempre più pericolose, sempre più vicine, sempre più. Ma lui mantiene la promessa fatta e non la tocca, ascoltando in silenzio i gemiti del suo piacere solitario.

venerdì 12 ottobre 2012

Un viso nell'ombra

Immaginavo spesso di toccare il tuo viso con la punta delle mie dita sbiadite dal tempo, la sensazione della tua barba ruvida sotto i polpastrelli, le labbra secche e riarse dal vento di tramontana che spirava salmastro lungo la costa. Tu ti ritraevi infastidito, ma io mi avvicinavo di nuovo, lentamente, e continuavo ad esplorare con la mano ogni solco lasciato dalle lacrime che non avevano rigato il tuo volto, ogni piega che i sorrisi trattenuti avevano impresso ai lati della tua bocca. Poi, di scatto, afferravi i miei polsi per distrarmi da te, e rimanevamo avvinti in una lotta inconsapevole fra le tue paure e le mie passioni, mentre l'inverno già arrivava.

martedì 9 ottobre 2012

Domenica, taxi

Fuori dalla stazione centrale, il motore acceso per mantenere il riscaldamento dell'auto in funzione e poi lei appare, impermeabile nero e aria quasi incerta, un indirizzo, un hotel in periferia e io sbircio nello specchietto il suo sguardo che percorre le vie quasi deserte e vorrei domandarle troppe cose, ma poi eccoci arrivati e lei mi domanda come ritrovarmi alla sua uscita e io non vorrei capire e dopo due ore sono lì, ma senza capire, lei ha un'aria scarmigliata, dolorante, sorridente e la riporto in stazione silenzioso e mi domando se l'abbiano picchiata pagata presa, lei allunga una banconota quasi tumefatta e io vorrei urlare ma in fondo è solo un'altra cliente, come tante.

venerdì 14 settembre 2012

Settembre

Vi erano poi viali ricorrenti nei sogni che percorrevo facendo scricchiolare la ghiaia sotto le suole di scarpe dolorose. Una lumaca si mimetizzava fra le prime foglie arrese all'autunno. A volte incrociavo sguardi mentre un soffio di vento inoppurtuno sollevava la gonna.-sempre troppo corta, sempre del colore sbagliato- e con le mani trattenevo imbarazzata sottovesti castiganti. Poi case sconosciute mentre con passo malfermo entravo nell'ennesima hall di hotel malconci per crollare in letti usati, dove il piacere era donato da solitari tentativi di manomettere corpi estranei mentre tu aspettavi inquieto in un'altra strada, in un'altra città.

lunedì 27 agosto 2012

Il morso

Ora mordi feroce il mio petto e avverto sotto la pelle l'infrangersi di piccole vene cariche di sanguigne turbolenze. Sotto le dita leggere un leggero rigonfiamento duole palpitante, e poi compare il segno, bluastro e malcelato. Tu fingi di non esserne responsabile, come al solito adduci altrui colpe e sorridi di sguincio, stranamente taciturno mentre sfiori il punto dolente con le tue labbra arse dal sole. E poi, crudele, famelico, lupesco, azzanni ancora e i tuoi denti aguzzi perforano la pelle sottile, mentre con un dolce bacio assapori il flusso dei miei pensieri.

mercoledì 22 agosto 2012

Ad innalzar vele


Il vento sfilacciava le mie parole e i tuoi desideri. Fingevo di essere quello che avresti voluto, e smarrivo la mia essenza ad ogni colpo che infliggevi crudele. Salpammo un pomeriggio stanco, e tu ti domandavi perché mai avessi deciso di accollarti una zavorra triste, ed i miei pensieri sfuggivano silenziosi negli spruzzi di prora (tu urlavi ordini che non comprendevo, il mio corpo impegnato a mantenere un equilibrio precario in mezzo a quel sibilo costante). Approdammo a notte fonda in una cala di un'isola crudele, io infreddolita mi accostai a te e tu, come sempre, come ogni volta, mi respingesti altero, ordinandomi semplicemente di rimanere lì, come una polena ignuda, a vegliare sotto un cielo plumbeo.

lunedì 11 giugno 2012

Giocare, ancora

L'aspetto fuori dai bagni, in un angolo quasi nascosto, fischiettando sfrontato. Lei esce e mi guarda un poco sorpresa-solo un poco però. Si avvicina stranamente cauta, mi sorride. Inclina il capo e mi guarda diretta negli occhi ridenti. Appoggio le mie mani sui suoi fianchi e l'attiro dolcemente verso di me. Sento la sua pelle tenera sotto le mie dita, percepisco l'arrendevolezza del suo corpo contro il mio. Poi lascio la presa e mi allontano, un lampo di tristezza le sfigura per un istante il viso. E io immagino il momento in cui davvero sfiorerò le sue labbra con le mie, immagino quell'istante magico in cui smetterò di giocare con lei per possederla, finalmente, e ne ho timore.

mercoledì 6 giugno 2012

La sirenetta

Mi domandi di camminare al tuo fianco e io annuisco, ogni passo una pugnalata ai miei piedi martoriati, ferite profonde spaccano la pelle e la carne, scoperta, sanguinante, sfrega contro il cuoio dolorosa. Tu cammini veloce in silenzio, a volte rallenti un poco e poi riprendi nella notte ad attraversare quel bosco buio. Lontano uno scroscio d'acqua rumoreggia tra le fronde e io annuso l'aria salmastra, anelando il momento in cui la terra lascerà posto al mare risanatore delle mie piaghe pulsanti. E poi ti fermi, al limitare degli alberi, un casto bacio sulla guancia e scappi via e io sfilo le scarpe-strumenti di tortura per la tuo voyeristica passione e mi tuffo nel mio mondo liquido di piacere.

martedì 29 maggio 2012

Quel pensiero fugace

Lui si alza dalla sedia di fronte a me e per un istante fugace io mi ritrovo a fissare i pantaloni tesi sul suo sesso duro. Vertigini. Immagini sbiadite nella mia mente riappaiono crude, violente e uno smarrimento riempie i miei polmoni vuoti d'aria. Allungo incerta la mano solo per sfiorarlo, e quasi sento scottare le mie dita, quasi sento fuoco bruciare i miei nervi tesi, il mio desiderio inappagato da troppo, troppo tempo. Sorrido incerta, un lampo nei suoi occhi e il mio sguardo che ancora indugia lì, sfrontato, sfacciato, goloso.

Ti prego. Prendimi.

mercoledì 23 maggio 2012

Qualcuno che non dormirà

Credo fosse a causa del suo essere assolutamente improbabile, in quel cappottino rosso sullo sfondo di un marciapiede dalle parti del Trocadero, io a passeggio con il cane e lei che si infila (furtiva?) nell'androne di un hotel di mezza categoria. Mi fermo davanti alle vetrate, armeggia con i tasti dell'ascensore e si volta, e di nuovo sorride estatica come se fosse una bimba sorpresa a rubare caramelle e poi lui arriva. Improbabile anche lui in una giacca troppo grande e una barbetta aguzza che quasi pare posticcia, aria dimessa da intellettuale avulso dalle cose del mondo, eppure il suo sguardo insegue l'orlo di quel cappottino e mi ricordo d'improvviso quella volta in cui la sorpresi fra le braccia di mio marito, e il fragore di quello sparo e la sua risata cristallina e innocente. Spariscono nell'ascensore, il mio cagnolino tira impaziente verso il lato opposto della strada, e rimango un istante di più ad immaginare l'attimo in cui.