giovedì 2 febbraio 2012

Il profumo dell'illusione

Lei era in piedi accanto alla finestra, lo sguardo perduto a sfiorare l'orizzonte lontano. Era immobile, consapevole della mia presenza, ma al tempo stesso indifferente. Capii che in fondo lei era sempre stata lì. Nel corso degli anni la sua assente presenza era rimasta sospesa come un'ombra di polvere, una leggera increspatura della superficie dell'aria-come se l'aria avesse una superficie- in attesa del momento in cui si sarebbe materializzata lì, proprio in quel punto, immobile a guardare il cielo che imbruniva color ametista al di là dei vetri. Per un attimo provai l'impulso di avvicinarmi, sfiorarla, ma temevo che la sua essenza fosse ancora troppo evanescente per tollerare il mio tocco. Un leggero profumo di illusione pervase la stanza.

martedì 29 novembre 2011

Meraviglioso!

Poi sopravvivere divenne quasi semplice, trascinando i giorni verso un abisso che raggiungevo solitaria ogni sera. A volte qualcuno si addormentava per un istante nel mio letto, e io sorridevo di quella finta normalità, mentre a poco a poco il mio sguardo si rattristava e il cuore appassiva. E poi. E poi tu stringevi d'improvviso le mie mani e io avrei voluto solo morire in quegli istanti, perché tutto avesse termine in una lenta dissoluzione luminosa.
Infine. Inciampai in un meraviglioso sbaglio, giorni perduti a fantasticare (ancora? di nuovo?) in un impeto di sano (suvvia, sano? non scherziamo proprio ora) masochismo non risolto, biancheria sofisticata e maglioncini impalpabili, e tu stringevi ancor più forte le mie mani, per impedirmi di schiaffeggiarti, ammettilo.

E intanto si avvicinava l'inverno. 

venerdì 19 agosto 2011

Gourmet

Mi piaceva osservarla mangiare, assaporare i superbi piatti che le preparavo. La invitavo spesso a cena quando chiudevo il ristorante: io e lei nella cucina silenziosa, dove sperimentavo piatti inusuali per stupire le sue papille gustative. Lei taceva, e mangiava, le sue labbra carpivano succulenti bocconi, i suoi denti sminuzzavano e trituravano incessantemente... E poi, un giorno, mi domandò di cucinare per lei qualcosa di inaspettato, qualcosa che la convincesse che il mio amore per lei era puro e assoluto. Un pezzo di me.

lunedì 27 giugno 2011

Gioco al massacro

Lui scivola in lei con forza rabbiosa. La osserva inarcare inconsapevolmente la schiena, per accoglierlo in profondità. Osserva le sue labbra schiudersi, il respiro accelerare a ogni spinta, farsi più denso, più liquido. Osserva il suo sguardo perdersi in un altrove sconosciuto, gli occhi brillare di una luce ferina.
Poi.
Si riveste veloce, fermandosi per un istante sulla soglia, prima di uscire da quella casa impregnata dell'odore dei loro corpi. Lei gli porge una banconota. Lui l'afferra vergognoso. Il valore del suo corpo, il valore del loro amarsi.

sabato 14 maggio 2011

Dietro la porta

Busso alla porta della camera di mio figlio, e senza quasi attendere risposta, entro. Lei è seduta sul letto, accanto a lui, indossa qualcosa, un nulla di seta grigia,e la sua pelle è biscotto di spezie. Il sangue affluisce al mio volto, le orecchie mi ronzano e una vertigine mi impedisce di parlare. Mi afferro alla maniglia, per nascondere il mio cedimento. Lei sorride appena, inclina un poco il capo guardandomi e io farfuglio qualcosa di assolutamente inutile: Nello sguardo di mio figlio un compiaciuto divertimento, mentre il mio imbarazzo si fa più evidente, quasi tangibile, in una pigra mattina di una domenica di maggio.

martedì 29 marzo 2011

Le coin

Lui non prova alcun desiderio. Camminano affiancati in una strada buia, pochi passanti sul marciapiede opposto. Lui si ferma vicino ad un portone. Lei gli si accosta, incuriosita. Lui la spinge, con gentilezza, quasi -per assurdo- con ritrosia, contro l'angolo, le solleva la gonna e infila le sue dita fra le mutandine un poco umide. La tocca per pochi secondi, avverte il suo respiro farsi più intenso. Si ritrae. Lei abbassa vergognosa la gonna, e riprendono a camminare in silenzio. Lui ora sa che lei vorrebbe dire di sì. Lui ora sa che lei è sua.

sabato 26 febbraio 2011

La donna in vetrina

La vedo, nella vetrina di un caffè. Sfoglia una rivista, indolente, sorride al cielo, sognando chissà cosa. Mi fermo ad osservarla, un istante. Lei nemmeno se ne accorge, perduta dietro qualche rimpianto, e d'improvviso l'impulso di gridare, per scuoterla e risvegliarla dalle sue fantasie. Ma riprendo a camminare, allontanandomi da quella vetrina, allontanandomi da quel suo sorriso dolce, da quei suoi occhi vivi e distanti allo stesso tempo. Mi allontano e so di averla perduta.

giovedì 3 febbraio 2011

Freddo

A volte immagino il giorno in cui lui scomparirà. Immagino il dolore che proverò, immagino le lacrime che righeranno il mio viso. Immagino il momento in cui lui deciderà che ero solo un gioco per sfuggire alla noia della sua vita perfetta. Immagino il momento in cui, scoperta la mia assoluta imperfezione, volterà il suo sguardo in un'altra direzione e io sarò perduta, per sempre. Quel giorno sarò libera.

venerdì 28 gennaio 2011

La tentazione

Era sprofondare le mie mani in lei e sentirla gemere e fremere in quelle fredde sere di un inverno infinito. Afferrava le mie dita per portarsele alle labbra. Io non sapevo che dire, ascoltavo il suo strano silenzio rotto soltanto dal suo respiro caldo sulla mia pelle, dal suo piacere urlato. Mi fermavo talvolta ad osservarla bere avida. La guardavo appoggiare le labbra al bordo del bicchiere, vedevo la sua gola deglutire e baciavo le tracce d'acqua fresca che bagnavano le sue labbra. Una strana malinconia nel suo sguardo lasciava intendere una tacita domanda a cui non potevo rispondere. A volte fingevo di non desiderarla, a volte fingevo che lei si fosse dissolta nell'aria circostante. E poi il desiderio vinceva su tutto e mi ritrovavo a vagare nella strada sotto casa sua. Dietro le tende scorgevo una luce tremula. E bussavo, per entrare ancora una volta, per sprofondare ancora una volta in quel peccato non originale.  

venerdì 10 dicembre 2010

L'urto.

Ora lei scende dall'auto e si avvia lungo la strada buia. I fari illuminano i suoi passi sul selciato viscido di ghiaccio e nebbia. Le sue parole mi rimbombano ancora nella testa. Rimango fermo, le mani sul volante, a guardarla mentre si allontana. Poi innesto la prima, lentamente esco dal parcheggio e accelerando mi dirigo verso di lei. E' un attimo, nemmeno fa in tempo a capire, nemmeno cerca di scansarmi. L'urto è violento.
Non mi fermo, non rallento. Vedo il suo corpo disteso a terra nello specchietto retrovisore e mi domando oziosamente se la carrozzeria abbia subito danni. Ma non importa, solo il rumore sordo dell'urto ora pulsa in me.

venerdì 5 novembre 2010

Sussurro

Sediamo di fronte al ristorante. Io osservo ipnotizzata le tue labbra, stai parlando di qualcosa che non ascolto, ammiro le tue labbra perfette muoversi, e sussurro senza emettere suono le parole "ti amo", senza che tu te ne accorga. Non riesco a smettere, lo ripeto cento o forse più volte, tu non guardi la mia bocca e non te ne accorgi. Intanto ascolto le lettere che dici, fino a comporre le magiche note che fanno vibrare il mio cuore, e aspetto che quelle lettere spezzate si uniscano a dare un senso al tuo sorriso, al tuo rossore e al tuo sguardo di una dolcezza struggente che mi spinge a scoppiare in pianto mentre rientro a casa attraversando un parco.

giovedì 9 settembre 2010

Nel più bel sogno ci sei solamente tu

Era immergere il mio corpo nel suo, sfiorare lentamente i suoi seni, odorare il suo sesso caldo, affondare le mie mani nella sua carne, sentire le unghie graffiare e quegli ansimi veloci, poi guardarla rivestirsi, ravviarsi i capelli con un gesto antico e sdraiarsi sotto il letto a cercare le scarpe (quando se le era sfilate?) mentre in strada un taxi attendeva. Prima di uscire mi lanciava un ultimo sguardo, promessa di un nuovo incontro, poi sentivo i suoi tacchi scendere le scale, il taxi partire e rimanevo sdraiata a contemplare il soffitto, in attesa che lui ritornasse dal lavoro.

martedì 17 agosto 2010

Decimo comandamento

La porta si chiuse e rimasi sola, nel letto. L'aria fresca della sera asciugò i miei occhi umidi di un pianto che non sgorgava. Assaporai sulle mie labbra il suo tocco leggero, per un attimo desiderai sciogliermi fra quelle lenzuola per rimanere lì ad accogliere i loro corpi uniti. La notte scese silenziosa a cullarmi fra le sue braccia, e mi svegliai che un leggero raggio di sole ne allontanava già le brume. E poi furono parole taciute e paura, desiderio di istanti che non sarebbero arrivati e la consapevolezza che non avrei mai potuto appartenere a quel fragile mondo di una deliziosa tazzina di caffè, un treno mi portò via, e non mi restava che confessare quell'ultimo peccato, quell'ultimo comandamento infranto, come la mia anima. 

martedì 6 luglio 2010

Sussurro "t'amo" alla tua schiena

Quel gesto repentino, inaspettato, lacera ogni certezza. Tu abbatti il muro che ci separa, mi trascini a te, e mi rendi tua. Poi giaciamo quasi addormentati, il tuo corpo bianco sembra opalescente nella notte calda, appoggio le mie labbra alla tua schiena e sussurro impercettibile quelle parole che non riesco a dirti per il timore di ciò che risponderai. Ora sorrido stupida mentre gli occhi si riempiono di dolci lacrime, tu brontoli qualcosa, forse nel sonno, d'improvviso ti alzi lesto dal letto, ti rivesti e fuggi via, e a me restano le parole che sussurrai alla tua schiena, due piatti sporchi da lavare, un po' di cioccolato allo zenzero e il cuore che palpita, oh, sì, palpita di illusione.

mercoledì 23 giugno 2010

Un pomeriggio in un caffè.

Il respiro si fece faticoso, stentato. Un singulto leggero le scosse le spalle. Lei lasciò scivolare dalle spalle l'impermeabile che si accartocciò contro la spalliera della sedia. Vidi la sua schiena nuda. Lei si voltò un istante a richiamare l'attenzione di un cameriere troppo indaffarato, lui finse di non vederla. Si portò una mano al viso (mi domandai se stesse asciugando una lacrima). Rimase quasi immobile, la mano giocherellava nervosa con un sottobicchiere. Io intanto bevevo un cattivo caffè, svogliato e in cerca di un'ispirazione che non arrivava.
Poi il cameriere le si avvicinò, lei ordinò (cosa, mi domandai ozioso), io decisi di averne abbastanza e mi alzai. Le passai accanto e nelle narici mi avvolse un profumo d'infanzia, zucchero e cannella e piccoli fiori gialli. La guardai in volto, notai il trucco un po' sfatto, l'aria triste di chi aspetta qualcuno che non verrà più, che non verrà mai. Le sorrisi..