mercoledì 16 settembre 2009

Un ricordo

Eri fermo, in piedi, in cucina. La giacca ancora indosso, la valigia nella mano. Arrivavi, ricordo. Io cucinavo un piatto esotico, ne prendesti cinque porzioni, ma quello avvenne dopo, eravamo seduti nella sala da pranzo, ed invece io voglio ora ricordare quel momento strano, sospeso, quando tu in cucina mi osservavi muto. Non ci vedevamo ormai da quanto? tre anni, mi pare. Io indossavo quella maglia stampata, parlavo a raffica di cose inutili, ero nervosa. Tu rimanesti in silenzio per quella che mi sembrò un'eternità. Il pollo sobbolliva nella salsa al cacao. Ed avvenne. Un istante magico. Ti guardai, un sorriso timido, smisi di farneticare invano. Mi avvicinai a te e ti sfilai la valigia di mano. La afferrai, e la portai nella tua stanza. Tu mi seguisti in silenzio.

venerdì 11 settembre 2009

L'invito

Che poi, quando aprii la porta, spinto da una strana intuizione, poiché di certo non aveva bussato, tutt'al più sfiorato la maniglia, e la vidi ferma ad osservare un batuffolo di polvere imprigionato nello zerbino, ecco, in quel momento mi sentii maledettamente a secco di parole, e non riuscii nemmeno a proferir "entra", ma lei colse il tacito cenno che le indirizzai con gli occhi e varcò la soglia, si sfilò le scarpe, bighellonò curiosa per la stanza ed infine, felinamente, quasi, si acciambellò su una poltrona sospirando. Armeggiai nervoso con una bottiglia di vino, le porsi un calice imprecando fra me, e cercai nella memoria l'istante in cui avevo formulato l'invito a venire da me. Non lo trovai.

giovedì 10 settembre 2009

Le marriage

E poi lui comparve, novello Eros di mare e sogni, a scompigliare gli animi ed abbattere le certezze che come muri ergevi contro la vita. Per un istante sorrisi, ammirando le foto di quel matrimonio fasullo che non si sarebbe celebrato, per un attimo ti pensai, splendida ed infelice in quell'ipocrita abito bianco, e ringrazia le stelle per colui che ti avevano inviato, ringraziai il cielo per averti tratta in salvo, per il coraggio di spezzare la trappola che ti eri costruita. E pur sapendo che avresti ignorato le mie parole, ti sussurrai.

lunedì 7 settembre 2009

La camera


Lei mi aspettava in camera. Attraversai i corridoi silenziosi e bussai piano. Lei domandò "chi è?" e colsi nella voce una strana trepidazione, ansia, forse, un po' di paura, attesa, desiderio. Sorrisi appena. "Sono io". La porta si aprì. Lei mi aspettava quasi vestita, o quasi nuda, non saprei. Sulla pelle il segno netto dell'abbronzatura, là, dove i raggi del sole non l'avevano sfiorata, a ricordarmi che l'estate volgeva al termine. La seguii nella camera lussuosa ed inopportuna, lei stappò una bottiglia di champagne, come in un film dozzinale di seduzione nemmeno a buon mercato. Era talmente surreale, le tappezzerie, i fiori, frutta sul tavolino, cuscini ovunque e lei, un golfino indosso e tacchi alti, collana e null'altro. Ed uno strano sguardo timido, arrendevole, mentre sorseggiavamo in silenzio il vino, in cerca di un mio gesto che la rassicurasse, ero lì per lei, e per null'altro.

mercoledì 26 agosto 2009

Segno

Fu la smorfia che intravidi mentre si sedeva a tradirla. La gonna si alzò appena e vidi il Segno. Nitido, rosso. Perfetto. Una fibbia classica, cintura indubbiamente maschile. Al di sotto un ematoma stava prendendo forma, segnale che il colpo era stato inferto recentemente. Dalla sua postura rigida compresi che altri Segni erano celati ai miei occhi dai vestiti. Provai per un istante ad immaginare la sua espressione nel momento in cui la sua mente era stata squarciata dalla verità. Aveva urlato? Si era abbandonata colpevole al dolore? O aveva riso, a sfidare il suo aguzzino per ottenere nuovi Segni? Le mie dita anelavano di accarezzare quei piccoli rigonfiamenti che sfregiavano la sua pelle, sentivo che in alcuni punti, dove il colpo era stato più forte, la pelle si era lacerata, e desideravo far scorrere i miei polpastrelli a leggere quelle tracce. Lei si accorse del mio sguardo. Per un attimo un lieve sorriso illuminò il suo volto. E io seppi cosa fare.

lunedì 17 agosto 2009

I tavolini dei caffè all'aperto

Una leggera brezza dal mare solleva appena la tovaglia candida di questo tavolino dove sediamo accaldati tu ed io. Guardo l'orizzonte e tu parli, di cosa non so, sono stanca di parole, non ascolto ed annuisco distratta mentre l'azzurro delle onde riempie i miei occhi. Poi taci un istante, il silenzio mi affascina e ti vedo, tu sorridi a lei seduta altrove, allungo una mano a sfiorarti per ricordarti che sei mio, ma scivoli via e la tua pelle già non mi appartiene, e stanotte sola piangerò la tua assenza.

giovedì 13 agosto 2009

La torre

Poi il crollo. Per un istante parve rimanere illesa, stabile, forte. Illusione. Lacrime solcarono il suo volto mentre dentro tutto svaniva in un'implosione ridicolmente artificiale, lei tentò disperatamente di fingere un'inutile e fasulla difesa di se stessa mentre lui, lui che l'aveva semplicemente posseduta, capiva di aver commesso un terribile orribile deprecabile misfatto. Poi finsero entrambi di essere altrove estranei diversi glaciali ma. Lei aveva ormai scoperto il suo bluff, e non le rimaneva che un vestito troppo appariscente e tacchi infiniti.

sabato 1 agosto 2009

Il proiettore

Un fascio di luce illumina lo schermo in questa notte di stelle e ficare e fiori di gelsomino. Tu racconti una storia magica di luce, ed il proiettore illumina particelle di polline e polvere e sogni, io ancora frastornata da una sere folle di broccato sui tetti di una città sconosciuta osservo le immagini avvolta da canzoni di un passato malnconico. E poi il buio, e sullo schermo la parola "fine".

martedì 21 luglio 2009

Parentesi

Ci riparammo dal temporale in un androne buio, grosse gocce rimbalzavano sul selciato lucido e lampi vicini infrangevano un cielo di cristallo nero, io osservavo affascinata l'acqua intrappolata fra i tuoi capelli neri ed annusavo l'odore della tua pelle calda ed umida, mentre tu impaziente aspettavi il diradarsi delle nubi e poi, d'improvviso, un forte vento sembrò cogliere le tue silenziose suppliche, un raggio di luce spezzò le ultime resistenze e quella piccola parentesi bagnata fu l'unica volta che ti incontrai.

lunedì 13 luglio 2009

L'abbraccio

Attraversavo lo spiazzo di fronte al teatro quando la vidi. Il vento freddo le stringeva la gonna contro le gambe nude, lei sembrava avvolgersi stretta in un maglione grigio come questo cielo, e per un istante avvertii il gelo che la penetrava. Guardava a terra, camminando veloce e quasi assente. Le sorrisi. Lei mi sbirciò, un po' sospettosa, un po' incuriosita. "Il fait froid", le dissi. Annuì, deliziosa. Mi avvicinai, rapido l'abbracciai per scaldarla. Per un istante rimase rigida, come ghiaccio fra le mie braccia. Poi a poco a poco la sentii sciogliersi, e non rimase di lei null'altro che una pozzanghera ai miei piedi.

giovedì 9 luglio 2009

Ascoltare

Ascoltare l'alba dietro le finestre. Ascoltare piccioni che tubano sui fili del telefono, il cigolio delle scale mobili della metro. Ascoltare il profumo dei tigli, i passi veloci di un uomo che corre, le auto al semaforo ripartire rombando piano. Ascoltare il vento che solleva le gonne e scompiglia acconciature, due uomini che fumano il sigaro, barattoli di marmellata per la colazione. Ascoltare tu che mi porgi il caffè, il cucchiaino che urta il bordo della tazzina, lo zucchero sciogliersi. Ascoltare le foglie che si muovono al sole, i tavolini dei ristoranti in discesa, bicchieri di vino in bilico sull'infinito. Ascoltare, e sentire.

martedì 7 luglio 2009

Les dames

C'erano poi quei giorni insensati, quando lei ordinava cibi improbabili -canard, caricoles- accompagnati da vini con nomi altisonanti, e rimanevo affascinata ore ad osservare i suoi dentini aguzzi lacerare i bocconi, avida ed insaziabile, mentre un corteo infinito di camerieri compariva e spariva dal nostro spazio. Ed io non desideravo altro che sdraiarmi in un parco, lasciare che il sole scaldasse i miei sensi ottenebrati da troppo silenzio ma lei rimaneva lì, seduta in quella terrazza d'hotel a sfogliare giornali stranieri senza peraltro leggerli, solo a sbirciare l'ennesimo titolo incomprensibile, per poi obbligarmi con un cenno a seguirla in camera, le tende pesanti a celare la luce, le tende pesanti a celare i nostri corpi.

giovedì 2 luglio 2009

Schizzo/2

Lei giace addormentata nel letto sfatto, esausta. Ascolto il respiro lieve. Sulla sua pelle tracce di me, lividi che affiorano appena, graffi feroci che hanno macchiato di sangue le lenzuola candide di questa stanza d'albergo. Mi alzo e mi rivesto veloce. La sua mano si allunga fra le coltri, a cercarmi nel sonno. Per un istante rimango ad osservarla, per un istante penso che potrei rimanere lì, ad aspettare il suo risveglio. Sorrido. Mi avvicino cauto, sfioro con la punta delle dita il suo corpo umido di sudore. Il suo odore mi turba. Chiudo gli occhi a riportare alla mente le sensazioni. E schizzo via.

martedì 30 giugno 2009

Schizzo

Vorrei riuscire a trovare le parole per fermare queste sensazioni che turbano i miei sensi, questa folle alchimia che mi lega fisicamente a te, immagine di parole urlate e null'altro, ed invece rimango ferma, ad inventare nella mente situazioni in cui vivere quegli spasmi violenti e piacevoli che con il nulla mi hai regalato, mentre guidavi le mie mani in questo ennesimo gioco perverso di piacere imposto e morbosamente anelato. Ed ancora adesso un fremito violento. E schizzo.

lunedì 29 giugno 2009

La strada per l'infinito

Il sole è ancora basso all'orizzonte, le strade silenziose in questa mattina pigra d'estate. Mi rigiro nel letto, cercando un sonno che non torna, la pelle sudata, i sensi intorpiditi e languidi. Un soffio leggero d'aria fresca entra dalle finestre aperte, piano si risveglia in me il desiderio, attutito da questa solitudine fisica, acuito da questa solitudine fisica. Per un istante cerco di resistere, per un istante lo spirito vince sui sensi ma intanto le mani accarezzano la mia pelle smaniosa.