mercoledì 23 maggio 2012
Qualcuno che non dormirà
Credo fosse a causa del suo essere assolutamente improbabile, in quel cappottino rosso sullo sfondo di un marciapiede dalle parti del Trocadero, io a passeggio con il cane e lei che si infila (furtiva?) nell'androne di un hotel di mezza categoria. Mi fermo davanti alle vetrate, armeggia con i tasti dell'ascensore e si volta, e di nuovo sorride estatica come se fosse una bimba sorpresa a rubare caramelle e poi lui arriva. Improbabile anche lui in una giacca troppo grande e una barbetta aguzza che quasi pare posticcia, aria dimessa da intellettuale avulso dalle cose del mondo, eppure il suo sguardo insegue l'orlo di quel cappottino e mi ricordo d'improvviso quella volta in cui la sorpresi fra le braccia di mio marito, e il fragore di quello sparo e la sua risata cristallina e innocente. Spariscono nell'ascensore, il mio cagnolino tira impaziente verso il lato opposto della strada, e rimango un istante di più ad immaginare l'attimo in cui.
venerdì 16 marzo 2012
Fuck me kitten
Mi giri, le mani appoggiate al lavello. Sollevi il vestito, abbassi gli slip e penetri impunemente, senza ritegno, senza amore, senza nemmeno darmi un bacio. Alcuni colpi violenti profondi. Poi mi obblighi a inginocchiarmi, il vestito ancora sollevato sulle anche, ad attendere il tuo piacere. Rimaniamo in silenzio, dopo, mentre tu pizzichi stancamente la mia pelle bianca, e sorridi inebetito, la zip dei calzoni ancora calata. Io penso che ho fame, sogno un granchio da martellare per gustarne la polpa, e invece solo un panino, mentre la notte scurisce il cielo.
mercoledì 14 marzo 2012
Nuda realtà
Chiudi la porta e io rimango lì, in piedi sullo zerbino. Provo a bussare una volta, sommessamente, tu non rispondi. Ma non mi allontano, tu sai che sono appena fuori dalla tua porta, ferma, in silenzio. Resti chiuso in casa, mentre passano i giorni. Fingi di essere libero, ma ti sei imprigionato dentro quella casa, per non dover aprire la porta, per non dover incrociare il mio sguardo, per non dovermi più afferrare e spingere su un letto vuoto, per non dover più addormentarti accanto a me, stringermi e pensare che un'altra vita sia ancora possibile.
martedì 13 marzo 2012
Sei metri di separazione
Di fronte a me, in attesa del metro. Viaggiamo in direzioni opposte, come sempre. Io ti guardo imbarazzata, avvolta in un impermeabile nero. Tu sorridi timidamente, accaldato, trafelato, meravigliato. Sei metri ci separano. Un poco di tristezza, mentre lontano sopraggiunge il rumore dei vagoni che si avvicinano. So che mi osservi, e poi il treno si frappone fra noi, io salgo, tu mi cerchi con lo sguardo per un'ultima volta, e poi scivolo via. E intanto il mio cuore si riempie di dolce nostalgia, e intanto veloce raggiungo le braccia di un altro.
giovedì 8 marzo 2012
Senza fine
Ancora mi colpisci con la tua assenza, ti sottrai per ferirmi, ti sottrai per fuggire dai miei occhi tristi, dal mio corpo stanco, dalle mie mani che invano cercano la tua pelle bianca. Il dolore mi strazia le viscere e il petto, inutilmente inseguo i ricordi, il tuo odore è ormai svanito dalle lenzuola che mai sfiorasti. Eppure non riesco a rassegnarmi, passano le stagioni e ancora sogno, e ancora ti cerco, e ancora ti inseguo testarda e illusa, ancora mi scaglio contro il muro che hai costruito, ancora mi ferisco e ancora ti amo.
giovedì 2 febbraio 2012
Il profumo dell'illusione
Lei era in piedi accanto alla finestra, lo sguardo perduto a sfiorare l'orizzonte lontano. Era immobile, consapevole della mia presenza, ma al tempo stesso indifferente. Capii che in fondo lei era sempre stata lì. Nel corso degli anni la sua assente presenza era rimasta sospesa come un'ombra di polvere, una leggera increspatura della superficie dell'aria-come se l'aria avesse una superficie- in attesa del momento in cui si sarebbe materializzata lì, proprio in quel punto, immobile a guardare il cielo che imbruniva color ametista al di là dei vetri. Per un attimo provai l'impulso di avvicinarmi, sfiorarla, ma temevo che la sua essenza fosse ancora troppo evanescente per tollerare il mio tocco. Un leggero profumo di illusione pervase la stanza.
martedì 29 novembre 2011
Meraviglioso!
Poi sopravvivere divenne quasi semplice, trascinando i giorni verso un abisso che raggiungevo solitaria ogni sera. A volte qualcuno si addormentava per un istante nel mio letto, e io sorridevo di quella finta normalità, mentre a poco a poco il mio sguardo si rattristava e il cuore appassiva. E poi. E poi tu stringevi d'improvviso le mie mani e io avrei voluto solo morire in quegli istanti, perché tutto avesse termine in una lenta dissoluzione luminosa.
Infine. Inciampai in un meraviglioso sbaglio, giorni perduti a fantasticare (ancora? di nuovo?) in un impeto di sano (suvvia, sano? non scherziamo proprio ora) masochismo non risolto, biancheria sofisticata e maglioncini impalpabili, e tu stringevi ancor più forte le mie mani, per impedirmi di schiaffeggiarti, ammettilo.
E intanto si avvicinava l'inverno.
Infine. Inciampai in un meraviglioso sbaglio, giorni perduti a fantasticare (ancora? di nuovo?) in un impeto di sano (suvvia, sano? non scherziamo proprio ora) masochismo non risolto, biancheria sofisticata e maglioncini impalpabili, e tu stringevi ancor più forte le mie mani, per impedirmi di schiaffeggiarti, ammettilo.
E intanto si avvicinava l'inverno.
venerdì 19 agosto 2011
Gourmet
Mi piaceva osservarla mangiare, assaporare i superbi piatti che le preparavo. La invitavo spesso a cena quando chiudevo il ristorante: io e lei nella cucina silenziosa, dove sperimentavo piatti inusuali per stupire le sue papille gustative. Lei taceva, e mangiava, le sue labbra carpivano succulenti bocconi, i suoi denti sminuzzavano e trituravano incessantemente... E poi, un giorno, mi domandò di cucinare per lei qualcosa di inaspettato, qualcosa che la convincesse che il mio amore per lei era puro e assoluto. Un pezzo di me.
lunedì 27 giugno 2011
Gioco al massacro
Lui scivola in lei con forza rabbiosa. La osserva inarcare inconsapevolmente la schiena, per accoglierlo in profondità. Osserva le sue labbra schiudersi, il respiro accelerare a ogni spinta, farsi più denso, più liquido. Osserva il suo sguardo perdersi in un altrove sconosciuto, gli occhi brillare di una luce ferina.
Poi.
Si riveste veloce, fermandosi per un istante sulla soglia, prima di uscire da quella casa impregnata dell'odore dei loro corpi. Lei gli porge una banconota. Lui l'afferra vergognoso. Il valore del suo corpo, il valore del loro amarsi.
Poi.
Si riveste veloce, fermandosi per un istante sulla soglia, prima di uscire da quella casa impregnata dell'odore dei loro corpi. Lei gli porge una banconota. Lui l'afferra vergognoso. Il valore del suo corpo, il valore del loro amarsi.
sabato 14 maggio 2011
Dietro la porta
Busso alla porta della camera di mio figlio, e senza quasi attendere risposta, entro. Lei è seduta sul letto, accanto a lui, indossa qualcosa, un nulla di seta grigia,e la sua pelle è biscotto di spezie. Il sangue affluisce al mio volto, le orecchie mi ronzano e una vertigine mi impedisce di parlare. Mi afferro alla maniglia, per nascondere il mio cedimento. Lei sorride appena, inclina un poco il capo guardandomi e io farfuglio qualcosa di assolutamente inutile: Nello sguardo di mio figlio un compiaciuto divertimento, mentre il mio imbarazzo si fa più evidente, quasi tangibile, in una pigra mattina di una domenica di maggio.
martedì 29 marzo 2011
Le coin
Lui non prova alcun desiderio. Camminano affiancati in una strada buia, pochi passanti sul marciapiede opposto. Lui si ferma vicino ad un portone. Lei gli si accosta, incuriosita. Lui la spinge, con gentilezza, quasi -per assurdo- con ritrosia, contro l'angolo, le solleva la gonna e infila le sue dita fra le mutandine un poco umide. La tocca per pochi secondi, avverte il suo respiro farsi più intenso. Si ritrae. Lei abbassa vergognosa la gonna, e riprendono a camminare in silenzio. Lui ora sa che lei vorrebbe dire di sì. Lui ora sa che lei è sua.
sabato 26 febbraio 2011
La donna in vetrina
La vedo, nella vetrina di un caffè. Sfoglia una rivista, indolente, sorride al cielo, sognando chissà cosa. Mi fermo ad osservarla, un istante. Lei nemmeno se ne accorge, perduta dietro qualche rimpianto, e d'improvviso l'impulso di gridare, per scuoterla e risvegliarla dalle sue fantasie. Ma riprendo a camminare, allontanandomi da quella vetrina, allontanandomi da quel suo sorriso dolce, da quei suoi occhi vivi e distanti allo stesso tempo. Mi allontano e so di averla perduta.
giovedì 3 febbraio 2011
Freddo
A volte immagino il giorno in cui lui scomparirà. Immagino il dolore che proverò, immagino le lacrime che righeranno il mio viso. Immagino il momento in cui lui deciderà che ero solo un gioco per sfuggire alla noia della sua vita perfetta. Immagino il momento in cui, scoperta la mia assoluta imperfezione, volterà il suo sguardo in un'altra direzione e io sarò perduta, per sempre. Quel giorno sarò libera.
venerdì 28 gennaio 2011
La tentazione
Era sprofondare le mie mani in lei e sentirla gemere e fremere in quelle fredde sere di un inverno infinito. Afferrava le mie dita per portarsele alle labbra. Io non sapevo che dire, ascoltavo il suo strano silenzio rotto soltanto dal suo respiro caldo sulla mia pelle, dal suo piacere urlato. Mi fermavo talvolta ad osservarla bere avida. La guardavo appoggiare le labbra al bordo del bicchiere, vedevo la sua gola deglutire e baciavo le tracce d'acqua fresca che bagnavano le sue labbra. Una strana malinconia nel suo sguardo lasciava intendere una tacita domanda a cui non potevo rispondere. A volte fingevo di non desiderarla, a volte fingevo che lei si fosse dissolta nell'aria circostante. E poi il desiderio vinceva su tutto e mi ritrovavo a vagare nella strada sotto casa sua. Dietro le tende scorgevo una luce tremula. E bussavo, per entrare ancora una volta, per sprofondare ancora una volta in quel peccato non originale.
venerdì 10 dicembre 2010
L'urto.
Ora lei scende dall'auto e si avvia lungo la strada buia. I fari illuminano i suoi passi sul selciato viscido di ghiaccio e nebbia. Le sue parole mi rimbombano ancora nella testa. Rimango fermo, le mani sul volante, a guardarla mentre si allontana. Poi innesto la prima, lentamente esco dal parcheggio e accelerando mi dirigo verso di lei. E' un attimo, nemmeno fa in tempo a capire, nemmeno cerca di scansarmi. L'urto è violento.
Non mi fermo, non rallento. Vedo il suo corpo disteso a terra nello specchietto retrovisore e mi domando oziosamente se la carrozzeria abbia subito danni. Ma non importa, solo il rumore sordo dell'urto ora pulsa in me.
Non mi fermo, non rallento. Vedo il suo corpo disteso a terra nello specchietto retrovisore e mi domando oziosamente se la carrozzeria abbia subito danni. Ma non importa, solo il rumore sordo dell'urto ora pulsa in me.
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